Sogno rappresentò il Partito liberale all’interno del CLNAI

Inediti documenti, provenienti dai National Archives di Londra 1 che riguardano l’arruolamento di agenti italiani per il Soe (Special Operations Executive) danno nuova luce alle fonti orali, raccolte in questi anni, rivelando una realtà variegata e complessa, in cui il coraggio e la diplomazia cementarono la lotta al nazifascismo, ma lasciarono emergere alcune ambiguità.
Intorno alla “Franchi” si formò un intreccio di collegamenti che ebbe come esito l’invio di esperti sabotatori paracadutati e promosse lanci di sten parabellum, divise, radio sia per le bande partigiane di pianura sia per quelle delle colline 2.
Nel primo periodo, dall’aprile all’agosto del 1944, si predisposero campi per i lanci che avrebbero dovuto essere effettuati secondo la tecnica dell’aviorifornimento, si organizzarono squadre per atti di sabotaggio e per operazioni speciali, si strinsero legami con le formazioni autonome locali, il Comando militare regionale piemontese (Cmrp) e la Svizzera.
Sogno, di propria iniziativa, con un ristretto gruppo di resistenti, procurò sedi protette e mise a disposizione veicoli, rifornimenti e documenti per sfuggire al controllo nemico.
«Certamente l’Of fu una rete, diramata, quasi come l’odierna internet, allo scopo di liberare l’Italia dal nazifascismo», mi spiegò il professor Filippo Barbano 3 nell’agosto 2004.
Anche il Soe inviò propri agenti in Piemonte con strumentazioni per le trasmissioni clandestine e per i sabotaggi; lo stesso fecero il Servizio informazioni militari (Sim) e l’American Office of Strategic Service (Oss).
1 The National Archives di Kew Gardens, Londra (d’ora in poi TNA). La documentazione del Soe, in lingua inglese, riguarda Luigi Pozzi, alias “Neve”, in ref. HS 9/1206/7 – C515781. L’agente, nato a Milano nel 1912, morì a Segrate nel 1990. Dall’analisi del fascicolo emergono una complicata trama dei collaboratori della Resistenza e pure una difficile lettura del periodo; le carte sorvolano sui fatti di sangue avvenuti nell’area di Crescentino, in quanto non influenti sulla strategia generale degli Alleati. L’Esecutivo Operazioni speciali era un’organizzazione segreta inglese, nata nel 1940; in Italia operò dall’8 settembre 1943 con sabotaggi e incursioni dietro le linee tedesche. La rete di agenti sparsi in Europa era stata incaricata di sfruttare il ruolo dei gruppi di resistenza, presenti in ogni paese occupato, per favorire e coadiuvare le operazioni militari decise dall’Alto Comando interalleato. In Italia è nota con il nome di Number 1 Special Force e seguì le varie formazioni partigiane. Il Sim, citato in seguito nell’articolo, fu l’intelligence militare italiana dal 1925 al 1945, mentre l’Oss fu il servizio segreto statunitense operativo dal 1942 alla fine della guerra.
2 Sogno definì l’Organizzazione Franchi «un’organizzazione militare autonoma, in collegamento diretto con gli Alleati e col comando italiano del Sud […]. Possono far parte appartenenti a qualsiasi partito antifascista o anche militari non iscritti a partiti purché sentano il dovere di battersi contro i tedeschi e la Repubblica Sociale, ma occorre in ogni caso che se questa volontà di battersi esista e si basi su un motivo morale o politico essendo la nostra una guerra di volontari». EDGARDO SOGNO, La Franchi, storia di un’organizzazione partigiana, Bologna, Il Mulino, p. 102. Ribadì, che la “Franchi” era una sua concezione e non del servizio britannico, anzi, collegando fra loro le varie unità operative, si staccò dai principi di sicurezza delle missioni alleate. Le attività svolte (a partire da aprile ’44) furono: addestrare gruppi di sabotatori, accogliere le richieste provenienti dalle formazioni e organizzare campi per ricevere i lanci.
3 Filippo Barbano (Vignale Monferrato, Al, 1922 – Torino, 2011), pioniere degli studi sociologici in Italia, insegnò per oltre un quarantennio all’Università di Torino, contribuendo alla fondazione della Facoltà di Scienze politiche. Di formazione cattolica, vicino agli ideali di “Giustizia e Libertà”, fu sottotenente di cavalleria; negli anni della guerra, ancora studente, era sfollato a Crescentino. Si unì ai partigiani autonomi della divisione “Monferrato” dal 17
luglio al 30 dicembre ’44; arrestato e poi rilasciato, entrò dal marzo 1945 nella XI divisione autonoma “Patria” e collaborò con la Special Force. Intervista: agosto 2004.

Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Nacque così l’Organizzazione Franchi, che sostituì la Otto e andò aumentando sempre più di importanza.
L’11 marzo [1944] fu paracaduta in zona Riva del Ger, nei pressi di Biella, la missione Brynston (capitano d’artiglieria Pietro Roggero, Gabrio, sottotenente pilota Teresio Grange, Catone, sottocapo radiotelegrafista Giuseppe Tarantino, Rodolfo). Grange prese contatto con il generale Trabucchi, con il maggiore Enrico Martini, il famoso maggiore Mauri, nelle Langhe, con gli autonomi della Val d’Aosta e della Val Chisone. Si mise in contatto con la Franchi, di cui divenne il capo delle trasmissioni. Con l’organizzazione continuò a operare anche il radiotelegrafista Bovati. Sogno, a fine aprile, entrò in contatto con il capo dei servizi inglesi a Berna, John McCaffery, che lo incoraggiò ad attuare un’organizzazione più complessa. La Franchi ebbe più le caratteristiche di una rete informativa che di una formazione partigiana, ma ebbe comunque le sue perdite. Sogno entrò nella direzione della Resistenza come rappresentante del Partito Liberale.
All’indomani del 25 aprile 1945 l’organizzazione poteva contare su una cinquantina di membri e su 200 “collaboratori”, di cui alcuni nelle organizzazioni fasciste. Rodolfo fu arrestato, ai primi di novembre 1944, durante un rastrellamento a Villanova (Cuneo) e se ne persero le tracce. La radio fu salvata e continuò a operare agli ordini di Catone con un marconista locale. Grange, ricevuto l’ordine di recarsi in Svizzera, fu arrestato a Milano dalle SS il 2 gennaio 1945 e fu trasferito nel campo di concentramento di Bolzano, essendo liberato il 30 aprile 1945. Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale, Anno XXIX, 2015, Editore Ministero della Difesa

Altro esempio è quello che ci viene fornito dalla trattativa più nota della guerra in Italia <129>. Tramite il capitano Mallaby, un ufficiale britannico catturato dai tedeschi e poi rilasciato <130>, il Comandante delle SS in Italia, Wolff, si era messo in contatto con gli Alleati per arrivare ad un accordo di ampio respiro. Alla componente tecnica di ogni armistizio, la cessazione delle reciproche ostilità, affiancava una dimensione spiccatamente politica, suggerendo ad Alexander di «[…] fermare il lancio [di rifornimenti] ai gruppi comunisti». Se il SACMED avesse aderito «egli avrebbe permesso agli altri gruppi partigiani di passare liberamente attraverso le linee verso sud». Il tedesco «[…] sapeva che la Germania aveva perso la guerra ed aveva paura che i tedeschi divenissero comunisti» <131>. La richiesta venne ripetuta da Berna il 13 aprile <132>, ma sulla linea dell’ostilità espressa da Holland nel febbraio precedente <133>, lo SOE decise di lasciare al solo OSS la «responsabilità per questi negoziati» verso cui non era favorevole <134>.
Ovviamente non mancavano sostenitori degli accordi, ma queste posizioni erano espressione dello SOE di ufficio. V300 ad esempio affermava, con il pieno appoggio di Berna, che «[…] la ritirata tedesca probabilmente non sarebbe stata seriamente disturbata dall’azione dei partigiani». Lo stesso «l’aiuto militare» che essi avrebbero potuto assicurare «sarebbe [stato] trascurabile». Piuttosto andava tenuto conto delle «conseguenze economiche e sociali di salvare o perdere gli impianti» <135>. Ma il frangente era diverso, la guerra stava volgendo al termine ed il contenuto degli accordi cambiato. Non si trattava più di tregue localizzate, quanto di accordi molto più concreti circa le modalità del ritiro. Ed in effetti l’unico intervento significativo delle missioni fu durante la resa definitiva tedesca, un compito che rientrava nella serie di attribuzioni alla Special Force durante la fase Rankin <136>.
130 Troviamo il rapporto della sua vicenda in HS 6/873 del 11-3-45, Mallaby-?, Report on operation Edeton blue; il suo interrogatorio in HS 6/873 del 12-4-45, anonimo, Interrogation report on Cpt. Mallaby; R. THORNTON HEWITT, In ricordo di Dick Mallaby, in AA.VV., N. 1 Special Force…cit., p. 297 e ss, descrive le vicende della missione.
131 HS 6/874 del 10-3-45, Berne-?.
132 HS 6/874 del 13-4-45, Berne-?.
133 HS 6/844 del 31-5-45, Holland-?, Envelope Blue; [C. A. HOLLAND, La missione Toffee…cit., p. 287, «il Comando tedesco fece giungere a Mauri […] una proposta che prevedeva la concessione di una sorta di lasciapassare […] in cambio dell’astensione di questo da atti di distruzione. Molto correttamente Mauri mi informò ed io, in considerazione dell’ormai inesistente capacità offensiva della Luftwaffe in Italia, anticipai n parere negativo, che fu poi ribadito della decisioni del Comando unico e del Comando alleato».]
134 HS 6/873 del 13-3-45, London-?; A. DULLES, The secret surrender…cit., p. 190 e ss.
135 HS 6/776 26 del 22-3-45, Berne-?.
136 HS 6/839 del 5-7-45, Readhead-?. Sebbene nel passato c’erano già state delle proposte di resa dei partigiani, il maggiore comunicava ai tedeschi che con la morte di Hitler, essi avevano «una scusa per cambiare la propria posizione».
Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana in QF Quaderni di Farestoria, 2007 – n°3 , Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Pistoia

Le divergenze anglo-americane nella politica verso l’Italia nel 1943, che sono state avanti tratteggiate, riguardarono non solo la strategia militare e l’importanza del Teatro del Mediterraneo nello scacchiere della guerra, ma anche la questione istituzionale italiana e il riconoscimento della legittimità del Governo Badoglio e della Monarchia postfascista. Infatti, mentre gli americani e, in particolare, Roosevelt furono, almeno all’inizio, propensi a rinviare la questione politica alla fine del conflitto, soprattutto per mantenere salda l’unità dell’opinione pubblica composta, per una larga fetta, di italo-americani, invece, il Foreign Office (FO) e Churchill erano favorevoli alla conservazione della Monarchia sabauda, essendo quest’ultima reputata l’unica alternativa all’avvento del comunismo in Italia. Senonché, tale linea politica britannica, nettamente conservatrice e filomonarchica, si scontrava con la chiara avversione per Casa Savoia e il Governo Badoglio e i suoi massimi esponenti che, per vent’anni, si erano macchiati della connivenza con il Fascismo e Mussolini ed erano quindi, secondo questo giudizio, responsabili della catastrofe della guerra in cui l’Italia era precipitata, che connotò il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e i partiti antifascisti, dei quali molti esponenti erano iscritti nei libri paga del SOE britannico, quali Massimo “Max” Salvadori <18 e Leo Valiani <19.
[…] Nel suo complesso, dunque, gli Alleati, e soprattutto gli inglesi, considerarono sempre come controparte legittima e affidabile la Monarchia e il Governo Badoglio, mentre si rifiutarono di vedere, almeno sino agli accordi del dicembre 1944, quali interlocutori politici il CLN e il suo rappresentante nell’Italia settentrionale, il Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, a maggior ragione, ove si consideri che alcuni suoi membri quali, ad esempio, il socialista Sandro Pertini ritenevano che il CLNAI non dovesse assumersi la responsabilità dell’armistizio perché non aveva quella della guerra.
Tale contrapposizione ideologica fu ben chiarita da Edgardo Sogno <21, figura eccentrica della Resistenza italiana, il quale collaborò con il SOE, consapevole del fatto che:
“Gli Inglesi non ci rimproverano il fascismo, ci rimproverano di aver fatto la guerra. E in questo fatto della guerra sentono che la colpa è tutta nostra. Gli antifascisti considerano invece la guerra come una conseguenza del fascismo, rimproverano agli Inglesi di avere appoggiato il fascismo, quando loro l’hanno combattuto, e si sentono quindi in credito anche verso gli Inglesi.” <22.
[…] D’altro canto, se agli agenti inglesi fu ordinato di non incoraggiare le velleità politiche e rivoluzionarie della Resistenza italiana ma solo di avvalersene nel compimento di operazioni speciali a supporto della guerra contro la Germania in Italia, in nome della legge fondamentale della “necessità militare”, i colleghi dei servizi segreti americani, i quali, come sopra anticipato, furono reclutati, tra i ranghi civili e militari, per lo più tra italo-americani, senza alcun riguardo all’orientamento politico ovvero alla posizione sociale, di frequente ignari della geografia del territorio, privi di professionalità specifiche e, talora, anche delle minime nozioni linguistiche, politicamente orientati o addirittura inquadrati, furono più tenuti all’oscuro degli obiettivi strategici dei massimi dirigenti militari americani e, quindi, lasciati improvvisare, ingenuamente persuasi di poter trascurare le implicazioni politiche delle operazioni in Italia e dei rapporti con la Resistenza, sicché, alla fine, la politica dei servizi segreti americani in Italia, lungi dall’essere deliberatamente duale, come quella degli inglesi, finì per essere tanto fluida da identificarsi con quella che i singoli agenti dell’OSS portarono avanti in loco e per fondarsi su una realtà filtrata, quando non deformata, attraverso le singole prospettive degli agenti referenti.
[NOTE]
19 Leo Valiani (originariamente Weiczen) nacque a Fiume il 9 febbraio 1909. Aderì giovanissimo all’antifascismo della Gioventù Comunista e fu così arrestato una prima volta nel 1928 e, dopo quasi un anno di carcere, una seconda nel 1931. Dopo cinque anni di carcere, emigrò in Francia, dove collaborò con la stampa dell’emigrazione antifascista. Durante la guerra civile in Spagna, Valiani vi lavorò quale corrispondente di guerra. Internato in un campo di concentramento francese, nel settembre 1943 rientrò in Italia e assunse la segreteria del Partito d’Azione (Pd’A) per l’Italia del nord e, come rappresentante del Pd’A entrò nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). Con Sandro Pertini, Emilio Sereni e Luigi Longo, compose il Comitato Insurrezionale del 25 aprile 1945. Risulta altresì acquisito che Leo Valiani fu arruolato dal SOE, nel giugno 1943, da Max Salvadori, ancorché i rapporti con i servizi segreti inglesi
durante il periodo di guerra restarono riservati anche in considerazione del ruolo ricoperto da Valiani nel Pd’A. Si cfr. a tal proposito, M. Canali, “Leo Valiani e Max Salvadori, I servizi segreti inglesi e la Resistenza” cit. Nominato, dopo la liberazione, membro della Consulta Nazionale, fu eletto, nel giugno 1946, deputato all’Assemblea Costituente e, dal 1980, nominato senatore a vita. Morì a Milano il 18 settembre 1999.
21 Edgardo Sogno, nome di battaglia “Franco Franchi”, nacque a Torino nel 1915, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza (ne ottenne complessivamente tre), si arruolò volontario nella guerra in Spagna sul fronte nazionalista. Tenente nel reggimento Nizza Cavalleria, dopo l’8 settembre 1943, partì per Brindisi, dove fu assegnato all’ufficio del capo di Stato Maggiore di Badoglio, all’epoca primo ministro. Decise di collaborare con la sezione svizzera del britannico SOE e con il suo direttore John MacCaffery, grazie al cui aiuto finanziario, poté costituire l’organizzazione militare autonoma “Franchi”, che operò in collegamento diretto con gli Alleati e con il comando italiano del Sud, allo scopo di organizzare i campi di lancio e le azioni di sabotaggio nell’Italia occupata. Monarchico e conservatore, anticomunista e con una personalità eccentrica, così descrisse la propria attività antifascista: “Lavoro per il CLN, per gli Inglesi e per il comando italiano, ma (…) dipendo solo da me.” E. Sogno, Guerra senza bandiera cit., p. 159. Nel gennaio 1945, quando Ferruccio Parri fu arrestato dai tedeschi a Milano, “Franchi” ne organizzò la liberazione ma fu arrestato dalle SS e poi trasferito al lager di Bolzano. Alla liberazione, Sogno ottenne la medaglia d’oro al valor militare e si dedicò al servizio diplomatico.
22 E. Sogno, Guerra senza bandiera cit. p. 177.
Michaela Sapio, Servizi e segreti in Italia (1943-1945). Lo spionaggio americano dalla caduta di Mussolini alla liberazione, Tesi di Dottorato, Università degli Studi del Molise, 2012