Ma ancora una volta, nel valzer grottesco delle liti massoniche, i nemici di oggi diventavano gli alleati di domani

“Sono salito a cavallo di una tigre, non pensavo mai che corresse così forte”. C’è un uomo a Roma, all’hotel Excelsior, suo quartiere generale, che medita di lasciare la capitale e di rifugiarsi all’estero. È il febbraio 1981, sei mesi dopo la strage di Bologna e quell’uomo si chiama Licio Gelli. È un personaggio divenuto potente che si è lasciato alle spalle le umili origini. Ma un potente da retropalco, nonostante da qualche anno sia nel mirino dei settimanali Panorama e L’Espresso.
Il 5 ottobre 1980, però, esce allo scoperto e concede un’intervista al più importante quotidiano nazionale, Il Corriere della Sera, rispondendo alle domande di un giornalista ai tempi poco più che quarantenne, Maurizio Costanzo. Nessuno – o quasi – sa che il giornale, ormai, è nelle mani di Gelli e che Costanzo è iscritto alla sua loggia, la P2. Righe fittissime, quelle dell’intervista, al termine delle quali, dopo aver disquisito di democrazia, fagioli e pena di morte, Gelli risponde a una domanda: da bambino cosa avrebbe voluto fare da grande? “Il burattinaio”.
Licio Gelli nasce a Pistoia il 21 aprile 1919 da una famiglia di modesta estrazione e fin da giovanissimo punta a una vita più agiata e avventurosa. Così, nel 1936, va a combattere in Spagna, al fianco delle truppe schierate con il dittatore Francisco Franco. Negli anni della seconda guerra mondiale veste una divisa fascista e poi, dopo l’8 settembre 1943, collabora con i nazisti. Ma il giovane Gelli è uno sveglio e capisce che il collasso del Terzo Reich è inevitabile. Così contatta i partigiani e in qualche caso si attiva per evitare loro arresti e rappresaglie. Gesti che gli valgono lettere a suo favore quando deve gestire le accuse formulate a suo carico.
Si fa notare in quel periodo dallo statunitense James Jesus Angleton, capo delle operazioni in Italia dell’Oss, l’antesignana della Cia, e inizia a intessere relazioni utili per il suo futuro. Ma il dopoguerra è duro, Gelli si barcamena tra mille lavori: tabaccaio ambulante, libraio, aspirante imprenditore. Sa che l’immagine è importante, per cui è sempre ben vestito, e sembra disporre di somme di denaro superiori alle sue possibilità. Denaro la cui origine resta senza spiegazione. Ma è senza passaporto e fino al 1956 resta un osservato speciale da parte di forze di polizia e servizi segreti.
La politica, lo sa, è la chiave per svoltare e allora, scartati gli ambienti del Movimento Sociale a lui più congeniali, vira sulla Democrazia Cristiana. Preferisce gli ambienti riconducibili a Giulio Andreotti e viene a contatto con Attilio Piccioni – in seguito travolto dallo scandalo, uno dei primi nella giovane Repubblica, innescato dalla morte della giovane Wilma Montesi – e con Romolo Diecidue, di cui diventa portaborse. Gli anni Cinquanta sono quelli dell’ascesa e una commessa di 40 mila materassi per le forze armate della Nato gli vale il successo. E il denaro. Nel 1970 si è già trasferito in una sontuosa villa alle porte di Arezzo a cui dà il nome della moglie, Wanda. Qui, al pari dell’Excelsior di Roma, confluiscono alcuni degli altolocati contatti con cui Gelli lega. Tra questi il generale dei carabinieri Giovanni Battista Palumbo, del generale del Sifar Giovanni Allavena e il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat […]
Antonella Beccaria, Licio Gelli, l’aspirante burattinaio salito a cavallo di una tigre, Il Fatto Quotidiano blog, 16 marzo 2021

La Commissione sin dalle prime audizioni aveva tentato di definire l’effettivo potere della Loggia P2 e del suo capo. L’obiettivo era quello di interpretare la reale profondità della deviazione piduista all’interno delle maglie istituzionali del paese chiamando a testimoniare nel gennaio del 1982 un nutrito numero di massoni.
Il 12 gennaio 1982 veniva ascoltato l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Lino Salvini, medico specialista in patologia generale e docente all’Università di Firenze. L’audizione si era soffermata in modo specifico sui rapporti che Gelli aveva instaurato con la massoneria italiana e sulle relazioni che aveva stretto con le diverse logge del Grande Oriente d’Italia. Raccontava Salvini, Gran Maestro dal 1970 al 1978, che i suoi rapporti con Gelli “in senso politico erano stati di non guerra. I rapporti poi umani, io ero finito negli ultimi tempi a visitare la moglie, a visitare le figlie, le ho avute in cura” <192
Ma il rapporto di non guerra era sovente dettato da interessi privati e da esigenze di momento. L’ex Grande Oratore Benedetti nel corso della sua audizione evidenziava l’opaco rapporto esistente tra i due. In una telefonata da lui registrata, che raccontava molto sul “fraterno” legame che univa i liberi muratori, Gelli si vantava di conoscere notizie che avrebbero potuto rovinare il Gran Maestro: “non è che tutto quello che so su di lui lo tiri fuori, se no, ci vorrebbe poco ad annientarlo”. <193
Molti altri fratelli avevano testimoniato in Commissione che Gelli aveva detto loro di aver la possibilità “di girare l’interruttore e rovinare Salvini in quanto aveva in mano documenti tali da distruggerlo”. <194. Lo stesso profilo era stato dipinto da Pasquale Bandiera, parlamentare repubblicano presente negli elenchi P2 ritrovati a Castiglion Fibocchi: “Quando mi parlò del Salvini nel periodo in cui era in rotta mi fece capire che era pronto a ricattarlo, assumendo di essere in possesso di documenti che avrebbero potuto rovinarlo”. <195
D’altronde, la P2 era sempre stata una loggia particolare. Proposta nel giugno del 1875 per offrire “uno status speciale a quei massoni costretti, per la loro professione, a non avere domicilio fisso, il Grande Oriente le aveva concesso nel marzo 1877 la bolla di fondazione, come “unità massonica atipica, che non si riuniva mai e i cui membri erano privati dell’esercizio dei poteri e delle facoltà inerenti a ogni Libero Muratore in seno all’Ordine, quale, ad esempio, l’elettorato attivo e passivo nella nomina delle cariche”. <196 La prima caratteristica di questa loggia era quindi la riservatezza assicurata ai fratelli, oltre al fatto che l’elenco degli affiliati doveva esser tenuto direttamente dal Gran Segretario e quindi non rientrava nello schedario generale dell’anagrafe massonica. La Loggia “Propaganda” era divenuta “Propaganda 2” nel 1945 – alla fine del “grande sonno” <197 adottata in altri paesi, in quell’anno il Grande Oriente aveva deciso di numerare le proprie logge. Ogni loggia avrebbe avuto un numero e alla Loggia Propaganda era toccato il 2. <198
Nella memoria consegnata ai giudici Vigna e Pappalardo, Licio Gelli sostenne che la sua carriera all’interno della massoneria era cominciata con la conoscenza del Gran Maestro Aggiunto Roberto Ascarelli in un incontro organizzato da Bruzio Pirrongelli, Maestro Venerabile della Loggia “Romagnosi”. <199. In quest’occasione, Gelli doveva aver fatto una ottima impressione perché nell’agosto 1966 una lettera inviata al Gran Maestro Gamberini pregava di farlo subito Maestro, portarlo alla P2 ed “incaricarlo della Segreteria come primo esperimento dei suoi progetti” <200. Il 28 novembre il Grande Oriente faceva sapere che “il fascicolo personale di detto Fratello deve essere inviato a questa Grande Segreteria”. <201
Nel 1970 il Gran Maestro Salvini, appena eletto al supremo maglietto, aveva trasformato la Loggia in una loggia particolare, esimendola dalla localizzazione geografica all’Oriente di Roma e quindi conferendole carattere nazionale; trasferendo i suoi schedari da Palazzo Giustiniani a via Clitunno 2 e quindi facendo versare le quote dei Fratelli non più alla Gran Segreteria ma direttamente a lui; infine creando nel 1971 degli schedari in codice. Licio Gelli entrava così nella P2. <202
La P2, sulla spinta di Grandi Maestri, Grandi Oratori e Grandi Segreterie, stava diventando anch’essa qualcosa di grande e misterioso. Ma nonostante Salvini concedesse a Gelli una libertà di manovra che infrangeva ogni prassi massonica, i loro rapporti stentavano a migliorare. Al contrario, più spazio veniva concesso all’ intraprendente imprenditore pistoiese, più questo ne chiedeva di nuovo.
Sulle insistenze dei commissari in aula, Salvini aveva ammesso di aver cercato di controbilanciare questo potere sempre più forte della P2 fondando nel gennaio 1971 la Loggia Propaganda 1 <203. Il progetto, destinato a fallire, era nato sulla scorta della crescente preoccupazione per il peso che stavano assumendo i militari all’interno della loggia e per il timore che ciò che si stava preparando era in realtà un colpo di Stato. <204
Tale preoccupazione non sortiva alcuna azione di contrasto concreta se il 24 settembre 1971 lo stesso Salvini nominava Licio Gelli segretario organizzativo della loggia:
“Carissimo Gelli, sono lieto di comunicarti che il Gran Magistero ha deciso di nominarti segretario organizzativo della Loggia “P.2”. Sei pertanto pregato di voler predisporre uno studio per la strutturazione della stessa. Sicuro che continuerai a profondere ogni tua energia nell’interesse dell’istituzione, ti porgo il triplice saluto rituale”. <205.
E Gelli, nominato segretario organizzativo, si era dato da fare cercando nuovi proseliti, stringendo alleanze, suscitando molti dubbi e qualche invidia tra i fratelli massoni, come dimostravano le lamentele pervenute in forma scritta al Gran Maestro Salvini.
Il fratello Accornero giudicava il Licio Gelli “sgradito e pericoloso” <206; Ilario Emanuele ricordava i suoi trascorsi fascisti, le sue attenzioni verso la Chiesa, le sua scarsa dignità morale e culturale <207. Inoltre, nell’aprile del 1972, ancora Accornero aveva presentato una tavola d’accusa contro il capo della P2 denunciando alla giustizia massonica che Gelli aveva diffamato il Gran Maestro con gravi affermazioni nel luglio 1971. <208 Vi era poi una lettera di un Fratello romano, Mario Tanferna, che nel confermare la diffidenza che si provava negli ambienti massonici verso Gelli, riportava anche frasi attribuite al capo della P2 invocanti un governo dei militari. <209
Nell’eterogenea galassia dei liberi muratori, anche i cosiddetti “massoni democratici” avevano tentato di scalfire il crescente potere di Gelli. Raccontava infatti in Commissione il Grande Oratore Ermenegildo Benedetti, che nel 1973 aveva attaccato duramente il Segretario della P2 per il suo passato fascista biasimandolo, che
“Pur denunciato da un alto dignitario del Grande Oriente d’Italia, per espressioni, ripetute e provate, altamente lesive della dignità e dell’onore del G.M. della Comunione, viene nonostante tutto conservato al suo posto, per quanto chi di dovere sia stato tempestivamente portato a conoscenza dei suoi proponimenti politici e del suo passato”. <210.
Ma anche in questo caso la denuncia non aveva prodotto alcun risultato. <211. Tutt’altro. La loggia si rafforzava numericamente, tanto che dal gennaio al settembre 1972 si erano contate 95 nuove iscrizioni <212, e qualitativamente, come raccontato dal Generale Siro Rosseti, membro del consiglio direttivo della P2, che aveva parlato di una sorta di “Super-P2”, i cui membri dovevano essere noti solo a Gelli e Salvini213. In una riunione dei vertici della “Propaganda “2, tenutasi all’Hotel Baglioni di Firenze il 29 dicembre 1972, Gelli aveva proposto inoltre l’istituzione di un Centro Studi di Storia Contemporanea <214, mentre a livello organizzativo si dava inizio alle riunioni per “gruppi d’attività <215. La capacità di Gelli di raggiungere i propri obiettivi con la puntualità di un artificio matematico sembrava derivare dall’entrata nella Loggia del Generale Giovanni Allavena, già cacciato dal Sifar nel 1965 in seguito allo scandalo del cosiddetto “Piano Solo”. Il generale aveva portato con sè una parte di quello schedario informativo compilato illegalmente sotto la gestione De Lorenzo. Fonte di questa notizia erano due massoni, Bricchi e Siniscalchi, i quali avevano formulato questa ipotesi nel corso di un incontro tra “massoni democratici” tenutosi a Massa nel 1977 a casa dell’ingegnere Benedetti. Sotto l’insistente domanda del commissario Antonio Bellocchio circa la fine di questi fascicoli veniva detto: “De Lorenzo se li è portati via, Allavena se li è portati via. A chi li ha dati? Alla Massoneria. Allora non esisteva la P2 ma esistevano figure estranee a cui facevano riferimento questi signori”. <216
Nella ricostruzione veramente caotica che segnava le diverse audizioni massoniche sembrava tuttavia emergere un rapporto estremamente frammentato, costantemente proteso verso la ricerca del compromesso, attraverso cordiali ricatti e furiose tregue, sempre nel rispetto della tradizione massonica che invitava i fratelli all’abbraccio, dietro al quale si nascondeva sovente il coltello.
D’altra parte la parabola di Gelli, se non riusciva ad esser scalfita dai becchi delle comari massoni, era destinata a seguire attraverso un moto diretto e proporzionale gli eventi più drammatici che segnarono la Repubblica nell’anno 1974.
Il 1° marzo presso l’Hotel Giada di Cattolica, proprietà di un collaboratore del SID, Ordine Nuovo si trasformava in Ordine Nero e sotto questo nome rivendicava nel corso dell’anno molti attentati terroristici tra cui quello che in Piazza della Loggia a Brescia, nel maggio 1974, avrebbe provocato 8 morti e 94 feriti <217. Il 4 agosto una bomba sul treno Italicus, sulla tratta Firenze- Bologna, causava invece 12 morti e 105 feriti. Il 20 novembre una bomba a Savona uccideva 2 persone. Sullo sfondo tante inchieste: la Rosa dei Venti, il “golpe bianco”, il golpe Borghese, SID parallelo, mentre si rincorrono insistenti le voci su tentativi di colpi di stato. <218
L’eversione nera entrava nei fascicoli delle procure italiane e tra le carte cominciava a comparire il nome P2. In primavera era l’Ufficio I della Guardia di Finanza a occuparsene con tre distinte informative, mentre a dicembre Emilio Santillo, capo dell’Antiterrorismo, inviava una nota su Gelli a Giovanni Tamburino, un giudice padovano che stava indagando sulla Rosa dei Venti.
Se la giustizia profana si interessava a Gelli era segno che l’uomo cominciava a indebolirsi. Era così che il 14 dicembre del 1974 nel corso della Gran Loggia Festiva tenutasi a Napoli veniva decisa dai Venerabili la demolizione della Propaganda, con 400 voti a favore e 6 contrari. Il 30 dicembre dello stesso anno il Gran Maestro Salvini, con circolare n. 107/LS, decideva la demolizione della P2 e concedeva agli affiliati di passare alla cosiddetta “memoria” del Gran Maestro o di far parte di una nuova Loggia P2 non più coperta o infine di passare a logge regolari <219. Ai giudici fiorentini Vigna e Pappalardo Salvini aveva confidato:
“La demolizione della P2 avvenne nel 1974 perché solo in quel momento mi resi conto di avere un seguito sufficiente ad appoggiare questa mia decisione che io già maturavo da diverso tempo. Circa i motivi, oltre quelli massonici, vi fu quello relativo alla assoluta mancanza anzi alla impossibilità di controllare tale loggia”. <220.
Anche Gelli aveva consegnato le sue liste ai procuratori di Firenze nel 1976. Vi erano indicati 62 nomi rimasti nella P2 regolarizzata, 185 passati alla memoria del Gran Maestro, 238 passati a logge regolari e 26 che chiesero che la loro domanda fosse distrutta. <221
Il 14 febbraio 1975 Gelli comunicava al Gran Maestro la formazione della nuova P2, provando ancora a chiedere che gli affiliati non venissero immessi nell’anagrafe del GOI. <222. Ma Salvini si sentiva forte e il 26 febbraio 1975 rispondeva sicuro:
“Devo precisare che il piè di lista indicato dalla Loggia Propaganda 2, non può essere accettato in quanto non in sintonia con lo spirito della Circolare n. 107/LS, che è quello di conoscere quali fratelli intendono continuare a far parte di detta loggia”. <223.
Ma ancora una volta, nel valzer grottesco delle liti massoniche, i nemici di oggi diventavano gli alleati di domani. Nel febbraio 1975, in vista della Gran Loggia di marzo, si teneva una riunione a cui partecipavano anche quei “massoni democratici” che tanto male avevano parlato del fratello Gelli: Giovanni Bricchi, Ermenegildo Benedetti. Oltre a loro erano presenti: Alberto Seravalli, Francesco Bellantonio, Osvaldo Minghelli, il Procuratore generale della Repubblica di Roma Carmelo Spagnuolo, Licio Gelli e Martino Giuffrida. Scopo della riunione era quello di raccogliere prove sulle corruzioni ed i finanziamenti illeciti del Gran Maestro Salvini; prove che dovevano costituire la tavola d’accusa da presentare durante la Gran Loggia che si sarebbe tenuta all’Hilton il successivo 22 marzo 1975. <224
È interessante ricostruire i fatti attraverso le parole che Martino Giuffrida ha consegnato al giudice istruttore Rosario Minna nell’ottobre del 1981:
“Io accettai di rappresentare la tavola di accusa alla riunione di Gran Loggia che doveva svolgersi alla fine del marzo 1975 a Roma […]. Tutti i presenti mi sottoscrissero una dichiarazione in cui concordavano con quanto io sarei andato a sostenere davanti alla Gran Loggia […]. Dopo il mio intervento Bricchi e Salvini parlottarono tra loro e poi annunziarono che la Gran Loggia veniva sospesa. Io restai nell’aula dove si teneva la Gran Loggia e dopo rientrò la giunta con una mozione che riproponeva la fiducia a Salvini […]”. <225.
L’accusa non era andata buon fine. Alla ripresa dei lavori la mozione in favore di Salvini veniva approvata dalla maggioranza dei presenti. Commentava Giuffrida: “In sostanza io ero stato reclutato per un basso gioco di potere all’interno della massoneria”. <226
Ma se la giustizia massonica era propensa all’accordo ed una pletora di grembiuli plaudenti bastava a mettere in sordina accuse e infedeltà, la giustizia profana mostrava una foggia diversa dove l’abbraccio e l’applauso non venivano messi a verbale. Gelli usciva da quel puzzle di tavole d’accuse e pacificazioni con una nomina a Maestro Venerabile, Salvini rimaneva al suo posto e la Loggia Propaganda 2 assurgeva a loggia regolare mantenendo ancora intatta la sua non-territorialità.
Venerdì 9 luglio 1976 alle ore 12.00, il magistrato Vittorio Occorsio aveva confidato ad un giornalista de “l’Unità”, Franco Scottoni, di stare lavorando “a qualcosa che potrebbe essere clamoroso”. Il magistrato stava lasciando il suo ufficio e si era fatto accompagnare alla sua 125 marrone. Quella stessa macchina il giorno dopo sarebbe stata crivellata da una raffica di mitra.
Occorsio stava indagando sui rapporti esistenti tra l’anonima sequestri e alcuni personaggi della massoneria. Scriveva “l’Espresso”:
“Tra questi, l’attenzione di Occorsio si era concentrata su Licio Gelli, capo della loggia “golpista” denominata P2, al punto che sin da aprile aveva dato ordine di pedinarlo. Sull’opuscolo che venerdì mattina mostrava al giornalista, il nome di Gelli tornava fuori, seppur indirettamente”. <227.
Dopo l’omicidio la magistratura aveva cominciato ad occuparsi di Gelli, la stampa aveva già definito la sua loggia “golpista” e tra l’agosto e l’ottobre del 1976 l’imprenditore aretino era stato ascoltato dai procuratori fiorentini Pier Lugi Vigna e Luigi Pappalardo titolari dell’inchiesta sul caso Occorsio. <228. Benché l’uomo guizzasse via dalle accuse come un pesce di fiume, la sua figura cominciava ad acquistare importanza fuori dalle silenziose stanze del ritualismo massonico. Nell’ottobre del 1980 aveva rilasciato un’intervista al giornalista Maurizio Costanzo sul “Corriere della Sera” dal titolo: Il fascino discreto del potere nascosto. <229
Un potere tanto discreto e tanto nascosto da meritare la prima apertura del quotidiano più letto d’Italia. Letto da tutti, anche dal neo-Gran Maestro Ennio Battelli che in poco tempo elevava una tavola d’accusa contro Gelli colpevole di aver rilasciato un’intervista in pubblico senza l’approvazione del Gran Maestro. A questa tavola di accusa si aggiungevano quelle dell’Oratore della “XX Settembre”, quelle dei Venerabili della “Gagliarda Maremma” e quelle della “Luce del Tirreno”, tutte e tre all’Oriente di Piombino. <230
Era il dicembre 1980. L’anno stava finendo, così come l’ascesa di Gelli all’interno della massoneria. Il Maestro Venerabile era ormai una figura conosciuta e il nome della sua loggia compariva sulle prime pagine dei giornali. Tre mesi dopo sarebbero stati ritrovati gli elenchi a Castiglion Fibocchi.
[NOTE]
192 CP2, Resoconti Stenografici, Audizione Lino Salvini, 12 gennaio 1982, Vol. 2-ter/1, p. 406. a cui il fascismo aveva costretto la massoneria italiana – seguendo una prassi già
193CP2, Resoconti Stenografici, Audizione Ermenegildo Benedetti, 19 gennaio 1982, p. 539. cfr. Gianni Rossi – Francesco Lombrassa, In nome della loggia. Le prove di come la massoneria segreta ha tentato di impadronirsi dello stato italiano, Roma, Napoleone, 1981, pp. 71e ss.
194 Tavola d’accusa di Ferdinando Accornero contro Licio Gelli del 22 aprile 1972, in CP2, 2-quater/3/I, p. 494.
195 Deposizione di Pasquale Bandiera ad Angelo Gargani, 19 novembre 1981, in CP2, 2-quater/2/VI, pp. 165.
196 Intervista all’ex Gran Maestro Giordano Gamberini, in M. Moramarco, La Massoneria ieri e oggi, Milano, De Vecchi, 1977, p. 244.
197 “Sonno”, nella terminologia muratoria, indica lo stato in cui si trova il fratello che ha chiesto di separarsi temporaneamente dalla loggia: ciò che qui viene definito “grande sonno” fu una specie di sonno dell’intera comunità massonica italiana proclamato nel 1925 dal Gran Maestro Domizio Torrigiani, per sottrarre i fratelli alla persecuzione fascista.
198 CP2, Resoconti stenografici, Audizione di Francesco Siniscalchi, 2-quater/1/I, p. 438.
199 Memoria di Licio Gelli consegnata ai giudici Luigi Pappalardo e Pier Luigi Vigna il 28 settembre 1976, in CP2, Allegati, Vol. II, Tom. I, p. 176.
200 Lettera di Roberto Ascarelli a Giordano Gamberini, 11 agosto 1966, in CP2, vol. III, Tom. I, pp. 395-396. Nella lettera non veniva menzionata la P2 ma la loggia HOD, un altro nome con cui la Propaganda veniva chiamata. A spiegarlo è il Gran Maestro Gamberini ad Ernesto Cudillo il 29 dicembre 1981, in CP2, Allegati, 2-quater/3/I, p. 411.
201 Lettera del Gran Segretario al Maestro Venerabile della R.L. “G. D. Romagnosi”, 28 novembre 1966, ibidem, p. 397.
202 Sintesi dell’attività organizzativa della P2, 2 settembre 1971, in CP2, Vol. III, Tom. I, p. 513.
203 Un progetto destinato a fallire dal momento che oltre alla bolla di fondazione non si riesce a trovare altro documento che ne parla. Bolla di fondazione della R.L. “Propaganda” 1, 6 gennaio 1971, pp. 451e ss.
204 Allegato alla deposizione di Ferdinando Accornero ad Angelo Vella il 15 febbraio 1977, in CP2, Vol. III, Tom. I, pp. 471-472.
205 Lettera del Gran Maestro a Licio Gelli, 24 settembre 1971, in Commissione P2, Ibid., p. 463.
206 Cfr. F. Accornero, lettera a Lino Salvini del 15 gennaio 1973, in CP2, Allegati, vol. III, Tom. I, p. 498.
207 Cfr. lettera di Ilario Emanueli al Gran Maestro dell’8 gennaio 1972, in CP2, Vol. I, Tomo I, p. 1144.
208 Tavola d’accusa di Ferdinando Accornero contro Licio Gelli, 22 aprile 1972, Ibid., p. 57.
209 Lettera di Mario Tanferna a Ermenegildo Benedetti, 12 novembre 1972, in CP2, 2-quater/3/III, pp. 323-324; cfr. anche G. Rossi – F. Lombrassa, In nome della loggia, op. cit., pp. 42-43.
210 Relazione del Grande Oratore Ermenegildo Benedetti alla Gran Loggia Ordinaria del 24-25 marzo 1973, in C P2, Allegati, vol. III, t. I, p. 583.
211 CP2, Resoconti stenografici, Audizione Ermenegildo Benedetti del 19 gennaio 1982, pp. 527 e ss.
212 Sintesi dell’attività organizzativa svolta dal settembre 1971 all’agosto 1972, 2 settembre 1972, ibidem, p. 511.
213 Memoria di Siro Rosseti, 18 marzo 1977, cit. in G. Rossi – F. Lombrassa, op. cit., pp. 83-87: secondo il generale in quel periodo Gelli depositò molti fascicoli personali di affiliati alla P2 in banca, in una cassetta di sicurezza.
214 Verbale della riunione tenutasi il 29 dicembre 1972, cit., p. 519. Per la confluenza della “Giustizia e Libertà” e il trasferimento a via Condotti cfr. Integrazione alla tavola d’accusa di Ferraris, Volpi, Ghilli, 17 dicembre 1980, op. cit., p. 231. Il trasferimento avvenne per l’esattezza il 1° giugno 1975 (Circolare del Centro Studi di Storia Contemporanea, 4 giugno 1975, in CP2, vol. II, t. VIII, p. 609.
215 Circolare n. 42, in CP2, Allegati, vol. III, Tom. I, p. 512; Sintesi dell’attività organizzativa svolta dal settembre 1971 all’agosto 1972; Verbale della riunione del 29 dicembre 1972, p. 519. La riunione più importante è la cosiddetta “riunione dei generali” che si tenne a villa Wanda e durante la quale sembra si parlò di golpe.
216 CP2, Audizioni di Giovanni Bricchi ed Ermenegildo Benedetti, 19 gennaio 1982, vol. I, pp. 501 e ss. e pp. 52.; cfr. P. Buongiorno – M. De Luca, L’Italia della P2, op. cit. , p. 40; l’episodio è ripreso da G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1984, p. 186; G. Maria Bellu e G. D’Avanzo, I giorni di Gladio. Come morì la Prima Repubblica, Milano, Sperling & Kupfer, 1991, p. 200.
217 La rivendicazione di Ordine Nero su Ansa, Volantini di Ordine Nero, l 29 maggio 1974: “Chi non ha il coraggio di portare armi e morte nella propria terra in difesa della propria terra, della propria gente, della propria razza, del proprio retaggio, della propria gioventù, forza del proprio domani, è e dovrà essere sempre un servo. Poiché lo Stato italiano democratico ha dimostrato di essere incapace di difendere quanto di più sacro v’è nel nostro glorioso popolo, poiché lo Stato italiano democratico ha concesso che la peggior teppaglia comunista si infiltrasse in ogni dove, minacciando lo Stato e l’ordine pubblico, riuscendo ad infilare i suoi maiali anche nelle file della polizia, della magistratura ed in ogni posto di responsabilità, noi[…] abbiamo deciso di sostituirci ad essi a tutela della nostra Italia fascista e corporativa”.
218 Cfr. Lettera di Giulio Andreotti, di accompagnamento di rapporti SID, a Elio Siotto, 15 settembre 1974; Allegato n. 4 alla lettera di Mario Casardi a Luciano Violante, 22 ottobre 1974, in CP2, Allegati, 2-quater/7/XVII, pp. 7 ss. e 2-quater/7/XI, p. 469. Che corressero voci circa due tentativi è stato poi confermato da Maletti, ex capo dell’Ufficio D in una intervista rilasciata a Paolo Mieli, in «L’Espresso», n. 10, 7 marzo 1981; la si può trovare anche in G. Bocca (a cura di) 30 anni di trame, supplemento a «L’Espresso», n. 14, 1 aprile 1985. Sull’argomento vd. anche G. De Lutiis, op. cit. p. 204.
219 Verbale della seduta di Giunta del 14 dicembre 1974 e Circolare n. 107/LS, 30 dicembre 1974, in Commissione P2, Allegati, serie II, vol. III, t. I, pp. 607-608 e pp. 609-610. .
220 Stralcio della deposizione di Lino Salvini ai giudici fiorentini, 14 ottobre 1976, in Commissione P2, Allegati, serie II, vol. II, t. I, p. 255.
221 Memoria di Licio Gelli consegnata a Pappalardo e Vigna e Deposizione di Lino Salvini e Licio Gelli agli stessi giudici, 28 settembre 1976, in CP2, Allegati, serie II, vol. II, t. I, pp. 176 ss. e pp. 173 ss. In una nota che la Questura di Firenze inviò all’UCIGOS il 12 maggio 1981 così si commentano le deposizioni del 1976: “E’ evidente comunque il continuo rimbalzo di responsabilità fra i [due] ed è evidente soprattutto che gli elenchi non sono completi” ibidem, p. 256.
222 Lettera di Licio Gelli al Gran Maestro, 14 febbraio 1975, in CP2, Allegati, serie II, vol. III, t. I, p. 611.
223 Lettera del Gran Maestro ai Gran Maestri Aggiunti, ai Gran Segretari, a Licio Gelli, a Siro Rosseti e a Luigi De Santis, 26 febbraio 1975, ibidem, p. 612.
224 Deposizione di Martino Giuffrida a Giulio Catelani, 23 settembre 1976, in Commissione P2, Allegati, serie II, vol. III, t. I, pp. 625 sgg.
225 CP2, Deposizione di Martino Giuffrida al giudice istruttore Rosario Minna del 6 ottobre 1981, Allegati, Vol. III, tom. I, p. 628 e ss.
226 Ibid. p. 631.
227 CP2, Vol. II, Tom. I, p. 407, P.V. Buffa, Ma c’è un cervello multinazionale, «L’Espresso», n. 29, 18 luglio 1976.
228 Per una sintesi delle dichiarazioni dei due esponenti massoni ai giudici si veda Nota della Questura di Firenze all’UCIGOS, cit. Per l’atteggiamento del Venerabile nei confronti di questa e di altre indagini a suo carico si veda la lettera di Mario Marsili a Licio Gelli, 29 aprile 1979, in Commissione P2, Allegati, vol. I, tomo I, pp. 1277-1278.
229 M. Costanzo, Parla, per la prima volta, il signor P2, «Corriere della Sera», 5 ottobre 1980, p. 3.
230 Libro bianco sulla P2, op. cit., pp. 183 sgg.
Lorenzo Tombaresi, Una crepa nel muro: storia politica della Commissione d’inchiesta P2 (1981-1984), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Anno Accademico 2014/2015