L’unità politica dei cattolici e le sue trasformazioni

L’unità politica dei cattolici ha segnato profondamente e cambiato le vicende della “prima repubblica”; la sua disgregazione ha condotto alla nascita della “seconda repubblica”. Questa armonia e unità ha coinvolto fortemente la Chiesa e tutti i cattolici a sostegno dello Stato repubblicano, fino alla caduta e alla dissoluzione dello Stato, che ha portato alla conclusione di questo intenso coinvolgimento e alla fine dell’appoggio dell’istituzione ecclesiastica verso il partito dei cattolici. Per unità politica non ci si riferisce al fatto che tutti i cattolici abbiano sempre costantemente apportato il loro voto alla Democrazia cristiana; anzi, in particolare nel cattolicesimo post-bellico, c’erano numerose tendenze assai diverse tra di loro, che non si riconoscevano totalmente nelle file della Dc <17. La decisione da parte dell’istituzione ecclesiastica di appoggiare chiaramente la Dc tra il 1943 e il 1945, ha completamente rivoluzionato la visione dei partiti tradizionali, conducendo ad una scelta di portata storica. La Chiesa, decidendo coscientemente di lasciarsi alle spalle le vecchie diffidenze con lo Stato italiano, ha scelto di soccorrere la ricostruzione politico-istituzionale dell’Italia e di sostenere i fedeli cattolici all’interno di questa nuova esperienza partitica.
A partire dal 1948, questa unità ha raggiunto il suo apice, tenendo conto anche della trasformazione avvenuta all’interno del partito, che inizia a raccogliere numerosi voti non solo dei cattolici, ma anche di tutti coloro che semplicemente si professavano anticomunisti. Proprio però a partire da quel voto, è iniziato il declino dell’impegno ecclesiastico, che ha comportato un forte indietreggiamento, all’inizio degl’anni Cinquanta, della Dc all’interno delle elezioni amministrative e politiche. Tale regresso verrà sempre controbilanciato dal partito attraverso numerose iniziative a tutela del suo elettorato democristiano. A partire dal 1960, con la fine del governo Tambroni, si parlerà sempre di più di uno scivolamento a sinistra della leadership democristiana. In realtà si trattò dell’inizio di una progressiva riduzione dell’influenza esercitata dall’istituzione ecclesiastica sulla politica italiana, in cui si è inserita un’affermazione di autonomia da parte del gruppo dirigente democristiano durante il pontificato di Papa Giovanni XXIII e con il rinnovamento conciliare <18. In questo modo si iniziò a passare progressivamente ad un’unità cattolica basata su un progetto politico della Democrazia cristiana. La Dc cominciò a divenire condottiera del mondo cattolico, aprendo uno spiraglio di alleanza ai socialisti e intraprendendo una serie di riforme.
Tra il 1964 e il 1965 si iniziò a parlare di una serie di riforme istituzionali, con particolare riguardo ad un cambiamento del sistema di voto e di come si potesse realizzare l’alternanza partitica nell’area di governo. Per primo Moro riconobbe l’importanza di procedere in questa direzione; per lui un cambiamento politico-istituzionale in senso maggioritario non avrebbe condotto ad un’alternativa di governo, ma piuttosto ad una contrapposizione non democratica tra comunismo e anticomunismo <19, andando a lacerare ancor di più la società italiana. Sempre secondo il segretario della Dc, la persistenza al governo del partito democristiano costituiva un’assicurazione per la difficoltosa unità italiana, che nonostante i diversi orientamenti politico-ideologici, si rispecchiava (almeno all’inizio) maggiormente nel patrimonio genetico dei valori democristiani.
In seguito al Concilio Vaticano II, si aprì una discussione, destinata a durare a lungo, sulla necessità di una rottura definitiva nel rapporto politico tra Chiesa e Democrazia cristiana. Successivamente al Concilio si collocano altri eventi, più importanti sul lungo periodo, come ad esempio quello della “scelta religiosa” dell’Azione cattolica, storica associazione di laici alle dirette dipendenze della gerarchia che ha costituito il principale canale di trasmissione tra la Chiesa e la Dc dal dopoguerra agli anni Sessanta. L’interruzione di questo oneroso rapporto ha sancito la fine dell’opera di formazione apportata dall’Azione cattolica per il rinnovamento dei propri quadri politici per rafforzare i collegamenti con il mondo cattolico <20.
Una delle più significative crisi dell’unità politica all’interno del partito cattolico venne all’inizio degli anni Settanta, attraverso la promozione da parte di due intellettuali cattolici – Gabrio Lombardi e Sergio Cotta – di un referendum per abrogare il divorzio <21. La Dc doveva essere in grado, a quel punto, di difendere i valori cattolici sul piano legislativo. Quando l’istituzione ecclesiastica si mobilitò nel sostenere l’abrogazione al referendum, il mondo cattolico si divise e una consistente parte si impegnò contro la soppressione di questa espressione di opinione cittadina. Dopo il clamoroso fallimento ottenuto il 12 maggio 1974 dal referendum, il lavoro iniziato dagli intellettuali cattolici fu in seguito perseguito anche dai radicali, sostenendo a man forte l’illegittimità della guida della Dc al governo, in quanto sormontata dal processo di modernizzazione e di emancipazione che stava avvenendo nella società civile. Nonostante la delusione dei risultati elettorali ottenuti in quegli anni, rappresentata dallo spostamento di una parte del suo elettorato, e lo scossone ricevuto dal risultato referendario, per volontà soprattutto di Paolo VI, la Chiesa continuò a sostenere soprattutto la componente più conservatrice della Democrazia cristiana e il suo operato. Così, nonostante tutto, la Dc non rinunciò a richiamare sempre di più la sua “ispirazione cristiana” <22. Diversamente dalle apparenze, la solidarietà nazionale è nata dalla volontà di riconquista dell’unità politica dei cattolici, che hanno continuato a rappresentare un veicolo alla limitazione del comunismo italiano ancora non compatibile con la democrazia, nonostante le sue trasformazioni. Secondo quanto sostenuto da Scoppola, la solidarietà nazionale rappresentò l’esaurimento della politica centrista avviata da De Gasperi nel secondo dopoguerra; con il suo esaurimento si sono aperti nuovi scenari e soprattutto nuovi problemi politici per quel che riguarda il ruolo politico dei cattolici <23.
Dopo la morte di Moro e di Paolo VI, il pontificato passò nel 1978 nelle mani di Papa Giovanni Paolo II. Con il suo avvento iniziò un progressivo allontanamento tra la Chiesa e la Democrazia cristiana. Il nuovo Papa, il primo non italiano dopo oltre quattrocento anni, nutrì fin dall’inizio perplessità verso un orientamento piuttosto rinunciatario e rassegnato del cattolicesimo occidentale <24. Egli diede alla Chiesa una nuova dinamicità e spostò di molto l’attenzione sul mondo, ma in particolare sulla fragilità dei paesi del blocco sovietico. A Karol Wojtyla era sconosciuta la particolarità della storia politica italiana, e aveva molta difficoltà a capire la formazione peculiare della Dc e il suo attaccamento alla Chiesa. Si pose con una forza innovatrice, pronto ad affrontare le nuove sfide della globalizzazione, ma purtroppo fin dall’inizio la classe dirigente democristiana fece fatica nel comprendere questo vento di rinnovamento. Sebbene Giovanni Paolo II non mise in discussione il sostegno della Chiesa nei confronti della Democrazia cristiana, quest’ultima trovò sempre maggiori difficoltà nel far combaciare i propri interessi <25.
La Democrazia cristiana attraversò numerosi momenti in cui venne messa in discussione la sua unità, da punto di vista politico e ideologico. In particolare, gli anni Ottanta rappresentarono un decennio di forte immobilismo, per tutti i partiti di massa, ma in particolare per la Dc. Il 1980 vide il rigetto definitivo della Dc e del Pci, della possibilità di una convergenza comune di governo. All’interno della Democrazia cristiana le maggiori correnti si divisero tra un rifiuto categorico e una possibilità di apertura nei confronti del Partito comunista. La Dc perse la guida del governo, pur continuando a mantenerne la componente decisiva. La spaccatura all’interno dell’unità politica dei cattolici è legata soprattutto a una serie di cambiamenti epocali, come le trasformazioni indotte dal processo globalizzante e dalla postmodernità, dalla diffusione di nuovi fenomeni quali la secolarizzazione della società e l’avvento di religioni e culture sempre diverse. Questo contesto, apparentemente sempre più distante da quello presente durante il Concilio Vaticano II, ha segnato nuovi sviluppi alla recezione del Concilio da parte della comunità cattolica. Anche l’erosione del principio di laicità si andò diffondendo sempre di più a partire dagli anni Settanta, con l’emersione di nuovi valori e principi che divennero per la società non più negoziabili con la Chiesa; un esempio venne rappresentato dal referendum sull’aborto del 1981, che segnò l’inizio di un punto di non ritorno per la stabilità democristiana. Gli anni Ottanta, malgrado i vari obiettivi preposti, hanno finito per scollare l’identità unitaria della Democrazia cristiana, che ormai fratturata a causa delle varie tendenze interne viene messa in discussione sul piano culturale e sul quello politico nel suo “progetto storico” <26, nato nel contesto europeo degli anni Trenta.
[NOTE]
17 S. Colarizi, A. Giovagnoli, P. Pombeni (a cura di), L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. III. Istituzioni e politica, Carocci Editore, Roma, 2014, pag. 185
18 Ivi, p.186.
19 Ivi p.187.
20 Ivi p.188.
21 Cfr. G. B. Scirè, Il divorzio in Italia. Partiti, Chiesa, società civile dalla legge al referendum (1965-1974), Bruno Mondadori, Milano, 2007.
22 S. Colarizi, A. Giovagnoli, P. Pombeni (a cura di), L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. III. Istituzioni e politica, Carocci Editore, Roma, 2014, pag. 189.
23 P. Scoppola, La coscienza e il potere, Laterza, Roma-Bari, 2007, pag. XVII-XVIII.
24 Cfr. A. Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2011, pag. 221-78.
25 S. Colarizi, A. Giovagnoli, P. Pombeni (a cura di), L’italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi III. Istituzioni e politica, Carocci Editore, Roma, 2014, pag. 190.
26 S. Colarizi, A. Giovagnoli, P. Pombeni (a cura di), L’italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi III. Istituzioni e politica, Carocci Editore, Roma, 2014, pag. 194.
Carolina Polzella, Dc, Pci e Psi: la crisi delle grandi famiglie politiche nella “prima repubblica”, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno accademico 2018-2019

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