Blek Macigno proponeva storie molto semplici

Album di Blek Macigno del 1° maggio 1957

Il fumetto, forma d’arte presente in Italia dai primi decenni del secolo scorso, ebbe una singolare diffusione all’indomani del secondo conflitto mondiale. Fu negli anni tra ricostruzione e boom economico che questo medium attrasse in modo specifico classi d’età sempre più giovani: non solo adolescenti ma soprattutto preadolescenti, ai quali un mondo ancora costruito su misura per adulti offriva l’occasione di dare libero sfogo alla fantasia. La società dei consumi riservò quindi ai comics una speciale fetta di mercato e il notevole successo che ne seguì interessò tutti i ceti.
Questa espressione creativa, e altre arti forse più nobili, segnarono poco alla volta il crescere civile del Paese, per buona parte rimasto ancorato a passati schemi culturali; lo svecchiarono, non senza fatica, con ritardi e limiti dovuti a visioni retrive e alle imposizioni censorie che intervennero tra gli anni cinquanta e sessanta.
A soddisfare il bisogno di immaginario richiesto ai fumetti furono le già note opere d’importazione <1 e un numero non indifferente di autori italiani e piccole case editrici impegnati settimanalmente a rifornire le edicole di nuove avventure.
I “giornaletti” erano perlopiù albi di piccolo formato, a strisce orizzontali di una trentina di pagine disegnati in bianco e nero, quasi mai in quadricromia, aventi spesso per argomento il West americano, in particolare il Far West (1860-1890), tempo di cowboys, indiani, cercatori d’oro e soldati a cavallo; tema che più di altri faceva sognare una generazione in fiduciosa attesa del futuro.
Tra questi lavori, si affermarono in particolare le storie di Blek Macigno, biondo eroe dei boschi del Maine, a capo di una comunità di trappers, in continua lotta contro i colonizzatori inglesi nel periodo agli albori della guerra d’indipendenza.
Responsabili sia delle sceneggiature che dei disegni e delle inchiostrazioni furono tre giovani torinesi: Giovanni Sinchetto (1925-1991), Dario Guzzon (1926-2000) e Pietro Sartoris (1926-1989), i quali sotto la sigla EsseGesse, acronimo dei loro cognomi, diedero alle stampe, a partire dal 3 ottobre 1954, l’albo a strisce “Il grande Blek”.
Il notevole impegno richiesto per approntare le tavole settimanali – dal 1951 realizzavano anche il western “Capitan Miki” -, suggerì agli autori di accogliere la proposta di uno di loro, Sinchetto, di procedere dandosi una sorta di organizzazione “industriale” <2 del lavoro.
«Eravamo perfettamente interscambiabili – afferma Sartoris -, ognuno di noi poteva fare la sceneggiatura, gli sfondi, i primi piani, le copertine. C’erano delle attitudini, comunque… Io amavo fare gli sfondi, e scrivere la sceneggiatura, Sinchetto faceva quasi sempre le copertine e i disegni a matita, Guzzon amava inchiostrare e disegnare i personaggi» <3.
Tale metodo garantì le uscite settimanali di “Blek” fino all’estate del 1965; in seguito il lavoro fu affidato ad altri sceneggiatori e disegnatori, che però non riuscirono a eguagliare il successo degli autori originari, i cui albi nei momenti migliori vendettero quattrocentomila copie a numero <4.
Tratto originale di scenografie e sceneggiature fu l’aver scelto le foreste e i laghi del Grande Nord negli anni settanta del Settecento anziché le pianure della seconda metà del secolo successivo, com’era nella consuetudine dei western.
Spunto per l’ambientazione furono i libri di James Fenimore Cooper, soprattutto i “Leatherstocking Tales” (“I racconti di Calza di Cuoio”), opera in cinque volumi, tra cui “L’ultimo dei Mohicani”, che narra le avventure del pioniere e guida Natty Bumppo. Altre fonti d’ispirazione furono i romanzi di London, di Zane Grey, nonché fiction cinematografiche come “Passaggio a Nord-Ovest” (1940) di King Vidor, tratto dall’omonimo romanzo storico di Kenneth Roberts, e “Il kentuckiano” (1955), diretto e interpretato da Burt Lancaster <5.
Per le trame narrative gli autori ricorsero a stimoli provenienti da parecchie fonti: «Magari Sinchetto aveva visto qualcosa in tv e lo proponeva, mentre io aggiungevo una suggestione provocatami da un film, mentre Sartoris ci metteva un tocco letterario preso dall’ultimo romanzo che stava leggendo» <6; richiami che andavano dalle notizie sulle apparizioni del mostro di Loch Ness, utilizzate nell’episodio di Akbat, terra dei vichinghi <7, al film “I sette samurai” di Kurosawa del 1954, che ispirerà l’episodio dell’assedio al villaggio di Clingtown (6, pp. 68-88), entrambi editi nel 1955. Per i disegni, infine, i riferimenti principali furono gli artisti classici: Alex Raymond (Jungle Jim, Flash Gordon, Secret Agent X-9, Rip Kirby), Hal Foster (Tarzan, Prince Valiant) e John Prentice (Rip Kirby) <8.
Il fumetto, uscito in albi a strisce dal 1954 al 1967 <9, secondo le intenzioni editoriali era rivolto a ragazzini compresi in età tra i sette-otto anni e i quattordici-quindici, ma, in realtà, proprio per la facile comprensione dei racconti, ebbe un target tra i cinque-sei anni e i dodici-tredici anni.
Del resto, Blek Macigno proponeva storie molto semplici, nelle quali gli aspetti psicologici non erano particolarmente marcati e la natura dei personaggi scaturiva già dal disegno: fin dal primo incontro il tratto caricaturale consentiva di riconoscere immediatamente i buoni e i cattivi, gli amici e i nemici.
Il tratto caricaturale, poi, delineava con una certa precisione i due partner che accompagnavano il personaggio principale: Roddy Lassiter, un giovanissimo trapper rimasto orfano, e il professor Occultis, maturo personaggio a metà tra il
‘medicine man’ e l’imbonitore di piazza, una sorta di dottor Balanzone che, grazie alla cultura e all’ingegno posseduti, si rivelava un utile compagno di strada.
I due pards, erano anche protagonisti di siparietti umoristici necessari a rompere la tensione dei racconti, che, in ogni modo, non erano mai truci <10. Il linguaggio, infine, era pulitissimo, talvolta con contenuto pedagogico, dovuto agli insegnamenti di Occultis.
[NOTE]
1 I comics inglesi e soprattutto americani ebbero un grande successo negli anni trenta, nonostante gli interventi censori del regime. Cfr. Fabio Gadducci – Leonardo Gori – Sergio Lama, Eccetto Topolino. Lo scontro culturale tra Fascismo e Fumetti, Battipaglia, Npe, 2011.
2 Dario Guzzon intervistato da Pasquale Iozzino, in Pasquale Iozzino (a cura di), Mi ritorna in mente. Dario Guzzon narra la EsseGesse, Giffoni Valle Piana, Alessandro Tesauro, 2000, p. 18.
3 Pietro Sartoris, in L’intervista alla EsseGesse. Collage di interviste, dal 1985 al 1990, in P. Iozzino (a cura di), Blek Notes, Giffoni Valle Piana, Alessandro Tesauro; Milano, Editoriale Dardo, 1996, p. 22.
4 Sulle vicende del fumetto e dei suoi autori, cfr.: Domenico Denaro, La storia del grande Blek, Marsala, La Siciliana, 1984; Dario Guzzon – Alberto Gedda (a cura di), Il grande Blek. La storia, l’avventura, Torino, Edizioni d’arte Lo Scarabeo, 1994; P. Iozzino (a cura di), Blek Notes, cit.; P. Iozzino (a cura di) Mi ritorna in mente, cit.; Stefano Mercuri, EsseGesse. La bottega della fantasia, Bologna, Editoriale Mercury, 2003; “I classici del fumetto di Repubblica”, n. 46, Il grande Blek, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, 2004; “100 anni di fumetto italiano”, n. 20, Blek: l’epopea dei trapper, Milano, Rcs Quotidiani, 2010.
5 Cfr.: L’intervista alla EsseGesse, cit., pp. 17-18; P. Iozzino (a cura di), Mi ritorna in mente, cit., pp. 31-32. Dario Guzzon intervistato da Pasquale Iozzino, in P. Iozzino (a cura di), Mi ritorna in mente, cit., p. 21.
7 “Blek”, testo e disegni della EsseGesse, a. I, vol. I, serie II, fasc. n. 3, Milano, Editoriale Dardo, 1990, pp. 107-112; vol. II, serie II, fasc. n. 4, pp. 1-2. Per ridurre i rimandi in nota, d’ora in poi le fonti degli incisi del fumetto saranno indicate nel testo con i soli numeri del fascicolo e delle pagine tra parentesi tonde.
8 Cfr.: L’intervista alla EsseGesse, cit., p. 17; P. Iozzino (a cura di), Mi ritorna in mente, cit., p. 17.
9 Gli albi esaminati in questo lavoro sono esclusivamente quelli realizzati dai primi autori, pubblicati dal 3 ottobre 1954 all’8 agosto 1965 e che ebbero maggiore successo. L’edizione presa in considerazione è quella della serie “Blek”, giudicata la migliore e più completa ristampa degli albi originali, edita dal gennaio 1990 all’ottobre 1994 in formato cm 16×21, dall’Editoriale Dardo di Milano.
10 Alcuni esempi di queste gag in “I classici del fumetto di Repubblica”, n. 46, Il grande Blek, cit., pp. 239-268.
Filippo Colombara, Il partigiano Blek Macigno. Una Resistenza a strisce, “l’impegno”, a. XXXVII, nuova serie, n. 1, giugno 2017, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

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