Partigiani Apuani a luglio 1944

Carrara. Fonte: Wikipedia

Il movimento libertario di Carrara è stato contraddistinto da tratti significativi e peculiari. La presenza delle cave di marmo ha fatto sì che nella zona, ancora prevalentemente agricola, si sviluppasse un primo nucleo di operai salariati più sensibili alle istanze libertarie che a quelle socialiste e comuniste. Agli inizi del secolo i cavatori potevano contare su l’efficienza della locale Camera del Lavoro guidata da Alberto Meschi e questo permise loro di riuscire ad ottenere i primi successi e le prime garanzie per i lavoratori del marmo. Il periodico camerale “Il Cavatore” dal 1911 ha portato avanti un’analisi dettagliata e approfondita delle vicende degli operai carraresi, seguendo con attenzione l’evolversi delle vicende storiche e politiche: il grande fermento del “biennio rosso”, l’inizio delle violenze fasciste, la presa del potere da parte di Mussolini. Uno degli elementi che rende molto particolare il binomio anarchismo-Carrara è l’attività di squadre partigiane anarchiche autonome. Immediatamente dopo l’8 Settembre furono i primi ad organizzarsi e a dare sostegno alle prime azioni di resistenza ai tedeschi che stavano innescandosi. L’azione delle brigate partigiane anarchiche fu particolarmente intensa e determinante per la zona apuana. L’altro elemento molto particolare della lotta di resistenza apuana è che molti anarchici entrarono fin dal ’44 a far parte degli organi del CLN. Il fatto, che di per sé avrebbe potuto rappresentare una contraddizione era significativo dell’importanza del movimento nella città. Era necessario, nonostante i numerosi contrasti con i partiti componenti il CLN, mantenere un ruolo all’interno del comitato per poter controllare e in qualche modo condizionarne le scelte. Gli anarchici quindi entrarono a fare parte delle giunte provvisorie provinciali e comunali. L’azione dei libertari carraresi non terminò con la fine della guerra; anzi misero in atto una serie di iniziative volte a fronteggiare la pesante crisi economica e la disoccupazione dilagante. L’importanza della cittadina apuana per l’anarchismo si sarebbe riscontrata nel settembre del 1945 quando presso il teatro Verdi si tenne il primo congresso Nazionale della FAI. In questa occasione venne posta una cornice organizzativa alle diverse organizzazioni anarchiche presenti in Italia e sopratutto vennero esplicitati i presupposti per la ricostruzione del paese secondo il modello libertario. Vennero ribaditi i concetti chiave come la lotta allo stato, alla chiesa e alla monarchia e vennero portate avanti analisi approfondite sul ruolo ed il significato delle elezioni.
[…] Nel Maggio del ’43 gli Anarchici si erano riuniti in un congresso al fine di propagandare un manifesto firmato “Fronte unico dei lavoratori”. L’idea del “fronte unico” sarebbe stata ripresa poi, qualche mese dopo, dal giornale libertario “Umanità Nova” proprio per sottolineare la necessità di un’unione di ampio respiro con gli altri movimenti antifascisti. Il 10 luglio 1943 le truppe anglo americane sbarcarono in Sicilia con l’intento di risalire la penisola e sconfiggere l’alleanza italo- tedesca, già fortemente provata dalle campagne in Africa e in Russia. Pochi giorni dopo, il 25 Luglio, l’ordine del giorno “Grandi” poneva fine al potere di Mussolini. La destituzione del Duce era un estremo, e sicuramente tardivo tentativo della monarchia di riprendere in mano la situazione Italiana e le sorti della guerra. I tedeschi, dopo il 25 Luglio, sospettavano un possibile cambio di alleanza degli Italiani e si apprestarono a fare affluire numerose truppe nel territorio non ancora liberato dagli anglo americani. I sospetti dei nazisti erano fondati: il nuovo governo, guidato dal maresciallo Badoglio, stava cominciando le trattative con gli alleati.
L’armistizio dell’8 settembre ’43 non sorprese i tedeschi ma lasciò l’esercito e la popolazione italiani in una condizione di forte smarrimento e incertezza. L’esercito non riceveva ordini; molti allora si diedero alla fuga o intrapresero inizative proprie. Una colonna di Alpini di stanza a Carrara, ad esempio, si rifiutò di consegnare le armi e decise di resistere agli attacchi tedeschi aiutata anche dalla popolazione e dal movimento di resistenza che stava nascendo. Tra i combattenti in aiuto agli alpini sulle colline di Pianamaggio molti erano anarchici, che alla fine dello scontro raccolsero le armi e le nascosero nelle cave sovrastanti la città. L’episodio, che aveva visto uscire vittoriosi i resistenti, aveva però fatto sì che i tedeschi entrassero a Carrara per occupare la città. I partiti antifascisti, intanto, avevano cominciato a riorganizzarsi soprattutto dopo la liberazione dei confinati politici, che con il loro ritorno portarono nuova forza ed esperienza all’antifascismo Italiano. Gli anarchici stavano vivendo una situazione peggiore in quanto ben pochi erano stati liberati dal “confino” e molti erano ancor rinchiusi nei campi di concentramento che si trovavano sul territorio italiano. Gli anarchici rimasti, quindi, non potendo fare affidamento su un nucleo antifascista proprio, si riversarono nelle altre formazioni politiche, spesso abbandonando la propria intransigenza e arrivando a compromessi con le altre forze. La spinta a riunirsi sotto il comune obiettivo di combattere il nazifascismo fece sì che molti abbandonassero la specifica denominazione “anarchici” sostituendola con aggettivi più “neutri”: nascono ad esempio i “gruppi libertari”. L’idea del “fronte unico dei lavoratori” non aveva una perfetta corrispondenza con gli obiettivi del CLN, anzi, i nuclei anarchici presenti nelle varie città italiane avevano proposte e strategie diverse. Non agivano come un fronte “unico” e anche le comunicazioni tra le varie città erano scarse.
Ludovica Matteucci, Una politica differente. Gli anarchici di Carrara e le istituzioni durante la resistenza e il dopoguerra, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2010-2011

A sottolineare questo clima di tensione fra le varie componenti politiche presenti nel CLN citiamo una relazione sull’attività del partito comunista nella provincia di Apuania compilata il 14 luglio del 1944 probabilmente da “Emilio” responsabile del partito per la provincia <200:
“Un’altra cosa interessante è stata fatta in questo periodo, riguardo l’approvvigionamento: il dirigente dell’ente economico dell’agricoltura ha chiesto di essere controllato da un elemento di fiducia del CLN per risolvere insieme alcuni problemi riguardanti l’approvvigionamento. Dato che siamo stati interpellati noi, ho pensato bene di mettergli a fianco un elemento di nostra fiducia e considerando altresì che era necessaria la massima segretezza, al fine di mettere al sicuro l’elemento da noi designato con la qualifica di vicedirettore, non ho informato il CLN.[…] Ho creduto opportuno di non farci scappare una simile occasione per mettere le mani in un ente tanto interessante; tanto più che il Direttore non fa nulla senza aver ricevuto prima il nostro consenso. […] Il lavoro in seno ai CC.LL.NN mi preoccupa assai per la posizione attesista ed ambiziosa della maggioranza dei membri che lo compongono. La mancanza anche da parte nostra di elementi capaci che possono essere i motori per detti comitati. […] Prova ne sia di questa inazione è la nomina del C.P. di L.N. E’ circa un mese che ho spinto i nostri compagni ad accelerare la relazione di questo comitato, io stesso gli avevo proposto, ad una riunione che partecipai al C.L.N. di Carrara, che ogni partito nominasse un altro membro per la formazione del C.P. e la mia proposta fu accettata però due giorni dopo si riunirono di nuovo e ritornarono sulla questione dicendo che era necessario trovarsi d’accordo anche col comitato di Massa e fare una riunione insieme per decidere. Questa riunione si è tenuta soltanto sabato passato e la sua deliberazione in merito al C.L.N. Provinciale è la seguente: 3 membri del comitato di Massa e 3 di Carrara dovrebbe formare il provinciale.[…] Ho insistito sulla formazione del C.P. secondo il nostro punto di vista perché, cosa hanno partorito due organi nell’attesismo e nell’ambizione? Un terzo con le medesime doti. Quello di Massa è ancora più deficiente di quello di Carrara ed il nostro rappresentante si fa portare per il naso. […] Se questa situazione persiste abbiamo deciso di invitare i responsabili di tutti i partiti a tenere una riunione al fine che ogni partito assuma la responsabilità della posizione dei loro rappresentanti al CLN ed i partiti che persisteranno sulla posizione attesista li denunceremo alla massa la loro posizione invitando i membri di detti partiti a spingere i loro dirigenti sul terreno della lotta.” <201
“Emilio” denuncia, nella sua relazione, lo stato di fatto di un CPLN a guida democristiana che, secondo il suo punto di vista, non asseconda l’azione militare voluta dal suo partito, tanto più necessaria in quell’estate del 1944, erroneamente creduta il momento decisivo per la Liberazione e l’insurrezione nazionale. Dopo la liberazione di Roma il 4 giugno, l’avanzata Alleata sembrava ormai inarrestabile, gran parte della Toscana entro la metà di luglio venne liberata. Sembrava giunto anche per la provincia Apuana il momento della sollevazione popolare e della discesa sulle città delle formazioni partigiane.
Il 28 luglio il CPLN prende posizione riguardo il duro scontro che coinvolge le due maggiori formazione del territorio massese, cercando un’opera di mediazione che come vedremo scatenerà un’altra dura polemica con la formazione “Cartolari” e il PC. La circolare emanata viene indirizzata a tutti i partiti del CLN e alle formazioni presenti nel settore di Massa e riporta una serie di disposizioni sia per le formazioni ai monti che per le squadre che agivano nelle città:
“Le formazioni di Patrioti al monte devono inviare la loro adesione scritta al Comitato P. di LN, adesione assolutamente senza riserve. Le formazioni sono aperte a tutti gli elementi che abbiano dato prova di essere degli antifascisti e degli antinazisti prescindendo dalle personali tendenze politiche. Nelle formazioni aderenti al CLN non si deve far propaganda di partito, ma solo propaganda antifascista e antinazista intonata alle direttive del Governo Nazionale di cui il CLN neè il legale rappresentante. I Gruppi o le formazioni che non aderiranno al CLN dimostreranno di avere scopi antitetici al programma del CLN e pertanto saranno dichiarati fuorilegge e subiranno tutti quei provvedimenti che di volta in volta il CLN suggerirà. Giuste le recenti dichiarazioni del Presidente del Governo Nazionale Ivanoe Bonomi “le formazioni dei Patrioti man mano che il territorio dove operano sarà liberato, verranno a far parte integrante del nuovo esercito della libertà, costituito dal Governo Nazionale, il quale dovrà continuare la lotta fino a che non sarà completamente schiacciato il fascismo in qualunque terra del mondo tenda a spostarsi. Sol così gli italiani potranno chiedere che le clausole dell’armistizio vengano rivedute e che l’Italia non segua le sorti delle altre nazioni che tuttora combattono a fianco della Germania”. <202
Questa prima parte del documento cerca di rimettere al centro della scena politica e militare della provincia il ruolo di guida del CPLN. Nelle settimane precedenti il comitato aveva assistito passivamente alla nascita di nuove formazioni nella zona massese e soprattutto non era stato né coinvolto, né informato della preparazione di importanti azioni militari gestite e coordinate direttamente dal partito comunista.
I due episodi militari più significativi furono l’attacco alla sede della Federazione dei Fasci Repubblicani di Carrara svoltosi con successo nella notte fra il 14 e 15 luglio 1944 e il sequestro di un colonnello dello spionaggio tedesco avvenuto a Massa ad opera di partigiani della “S. Ceragioli” il 19 luglio.
Il CPLN in questa fase della Resistenza sembra controllare e collaborare efficacemente solo con il comando del Gruppo Patrioti Apuani, formazione considerata come l’unica forza armata del Comitato. A rendere ancora più complessa la situazione fu la mancanza di rappresentatività del territorio lunigianese all’interno del CPLN, composto in questa prima fase da sei membri: tre del comitato di Massa e tre di quello di Carrara, <203 in rappresentanza dei partiti antifascisti, che di fatto escludeva tutto il territorio della Lunigiana da ogni legame decisionale con l’organo provinciale. A tutto questo si deve aggiungere una profonda differenza tra la scena politica antifascista dei due capoluoghi apuani: Carrara caratterizzata da una forte componente comunista, repubblicana e anarchica, Massa, invece, che vide tra i primi organizzatori dei gruppi armati oltre che esponenti del PC, uomini appartenenti alla cultura cattolica quali Alberto Bondielli e Pietro del Giudice.
Il documento cerca, quindi, di regolare e disciplinare tutte le formazioni del territorio attraverso l’adesione scritta al comitato, dettando regole e cercando di stabilire il primato politico e militare del CLN rispetto all’azione svolta, spesso in modo autonomo, dai comandi delle singole bande. E’ un fenomeno che in quello stesso periodo si stava compiendo a livello nazionale:
“La resistenza armata come fenomeno prevalentemente spontaneo, sta progressivamente cedendo il passo a forme di organizzazione, di inquadramento sempre più omogenee e centralizzate.” <204
Le direttive emanate dal CPLN affrontano poi il delicato passaggio dell’azione, punto nevralgico dello scontro epistolare fra i Patrioti Apuani e la formazione “Cartolari”:
“I Patrioti debbono addestrarsi alla guerra ed il miglior addestramento è l’azione. Se per ragioni di contingenza i patrioti operanti sulle Alpi Apuane debbono evitar di attaccare i tedeschi, possono svolgere la loro attività contro i fascisti ed eventualmente eseguire delle puntate sul versante della Versilia o della Lunigiana allo scopo di attaccare piccoli gruppi di soldati tedeschi e far saltare possibili fortificazioni ivi esistenti. Per quanto riguarda l’azione militare lo studio e l’applicazione è rimesso ai comandi delle formazioni, le quali hanno ampia libertà di agire tenendo presenti le disposizioni emanate dal CLN.” <205
Il documento pone, quindi, l’azione armata come punto necessario della lotta contro i nazisti, ma avvalla anche la strategia dei Patrioti Apuani, basata sulla necessità di non mettere in pericolo la popolazione civile minacciata dalle rappresaglie tedesche. Da qui il richiamo ad agire in quelle zone limitrofe alla provincia apuana colpite dagli ordini di sfollamento e ormai quasi prive di abitanti.
[NOTE]
200 Romeo Landini “Emilio” nato a Firenze nel 1920. Arrestato nel 1930 è condannato dal Tribunale Speciale a sei anni di reclusione. Liberato grazie ad un’amnistia, riprende l’attività politica spostandosi in Spagna militando nelle Brigate Internazionali. Viene di nuovo arrestato in Francia e consegnato alle autorità fasciste nel 1940. Confinato a Ventotene, viene liberato nell’agosto del 1943. Viene destinato dal centro regionale del partito a Lucca come responsabile militare e nel maggio del ’44 a Carrara per dirigere la federazione apuana.
201 AAM busta 46, fascicolo 7.
202 AAM busta 16 fascicolo 9.
203 In seguito la composizione del CPLN vide due rappresentanti per ogni partito.
204 S. Peli “La Resistenza in Italia” cit. pag.86.
205 AAM busta 16 fascicolo 9.
Marco Rossi, Il Gruppo Patrioti Apuani attraverso le carte dell’archivio A.N.P.I. di Massa. Giugno – Dicembre 1944, Tesi di laurea, Università di Pisa, 2016

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