Non dire che non si è capaci

Anche la scuola può servire. Non è tutto – ma è un qualcosa anche la scuola. Per fare un esempio. Tutti possiamo farci una cultura da autodidatti ma con i maestri magari impari qualche nuova tecnica. Alcuni scrittori provenienti dalle facoltà di medicina o di magistratura hanno presumibilmente imparato un qualche metodo anche lì: Cesare Garboli sostiene che Sandro Penna ha ricavato l’idea del rubricare dai suoi studi per diventar ragioniere, e comunque resta irresistibile la didascalia, in un vecchio film muto, che presenta il protagonista: il dottor Stan Laurel, che frequentò brillantemente la facoltà di medicina della sua città, uscendone avvocato. Per fare un altro esempio. Si dice che l’autodidatta ha spesso il difetto, rispetto a chi è stato allievo, di non saper selezionare le letture, di non saper fare esclusioni, mentre assai importante è quello che non vuoi e che non fai. Fare delle scelte significa anche negarsene altre, evitare, selezionare. Capire quando lasciar perdere un’occasione: certe occasioni è un bene averle perdute. L’autodidatta a volte vuol leggere tutto e perde tempo. In questo senso un buon maestro può servire: ti
insegna a non leggere, a non fare. E naturalmente a imparare dai tuoi errori.
<…> E la creatività dei professori? Per essere docenti oggi “non basta il 110, ma bisogna avere una grossa dose di vocazione allo strazio”, dice ancora Lo Nostro, “… le intelligenze più plastiche dei giovani d’oggi hanno esigenze nuove. […] non si è puntato su ritmi scolastici più fondati sui processi biologici dell’apprendimento, ma si è continuato a produrre tonnellate di noia”.
Dunque, voglia di rischiare e voglia di lavorare – sono le due cose indispensabili. Secondo Narciso Silvestrini ci sono elementi comuni a ogni disciplina: l’elemento logico (anche il disegno ragiona), quello strumentale (ogni disciplina è il risultato dell’accumulo di tecniche, di strumenti), quello storico, quello creativo (ogni disciplina contiene parti imprevedibili di cambiamento, di se stessa e del mondo).
Noi cresciamo con il crescere dei nostri scopi. Si tratta di approfondire e arricchire e chiarire man mano un concetto. Si può anche procedere per frammenti e slanci improvvisi e svolte e episodi. I suggerimenti metodologici poi li puoi trovare un po’ ovunque. Figuratevi che da un banalissimo oroscopo su un rotocalco io ho tratto queste quattro massime, che mi sembrano un utile promemoria: Dir chiaro senza effetti speciali/ Sogni che ti illuminano / Pensare per capire un consiglio, una frase udita/ No alle scorciatoie.
<…> Occorre perdere tempo, per imparare le cose. L’insegnamento, se passa, passa fra gli interstizi, per distrazione, per mezze frasi casuali, passa nei vuoti, tra le fessure, fra un gesto e l’altro, quasi come un tradimento delle aspettative. E. M. Forster: “solo quello che vedi con la coda dell’occhio ci tocca nel profondo”.
E poi posso citare qualche mio amico. Ad esempio, Alfredo Moreschi: che dice: no a generalizzazioni e definizioni (perché tutto è pro tempore). E dice: reinventare le cose laterali, marginali. E ancora: il libro comincia una volta chiuso, dopo la parola fine. E Roberto Colombo, quasi a chiosare: importa quello che viene dopo, gli effetti che crea.
<…> Non serve selezionare (sino al livello delle medie superiori), è anzi un fallimento. Piuttosto stimolare alla curiosità intellettuale (la ricerca affettiva, l’iniziazione), non imporre ma far vedere. Anche il docente delle medie deve essere uno studioso-ricercatore-scrittore (e non un mero ripetitore). Far ripetere l’anno non ha senso, promuovere quelli che oggi sono respinti non cambierebbe nulla. Si è promossi o respinti per delle sfumature (come, poi, se i promossi fossero tutti così preparati). In realtà si è bocciati per comportamenti ribelli (di giusta contestazione o di brutto bullismo – e su quest’ultimo se mai si dovrebbe intervernire ma non emarginare). Ci sono ragazzi che vengono respinti a fine anno oppure si ritirano dalla scuola perché non ti sopportano più o si sentono strani: di fatto, gente che viene bandita. Sentirsi emarginare e vedere mortificate le proprie energie e le proprie domande – quello che è successo a me e a molti altri. Ci sono d’altra parte i promossi per mansuetudine e buona volontà, che possono essere puro conformismo e, come si dice in gergo, lecchinismo. Insomma, oggi la selezione è del tutto casuale e arbitraria.
Ogni cosa ha uno scopo. Mi devo chiedere: “Qual è lo scopo delle elementari? E delle medie? Fare degli esclusi?”. Lo scopo è in realtà formativo. Alle superiori devo chiedermi: perché costui non sa?
Chi critica gli studenti che si prendono spazi di libertà e di ozio (“i lazzaroni che non studiano”) ripete una formula fissa.
Non dire che non si è capaci. Tutti possiamo imparare: la matematica, il disegno, le lingue, la scrittura. Magari con maggiori o minori difficoltà: alcuni studiosi ritengono che si attivino determinate aree cerebrali a seconda del tipo di attività mentale: la matematica, ad esempio, si dice coinvolga soprattutto aree corticali: in particolare la corteccia parietale inferiore. Di queste cose io, attualmente, non so nulla. Ma so che tutti siamo capaci, abbiamo risorse immense: diamoci da fare.
Marco Innocenti, Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020

[tra i lavori di Marco Innocenti: articoli in IL REGESTO, Bollettino bibliografico dell’Accademia della Pigna – Piccola Biblioteca di Piazza del Capitolo, Sanremo (IM); articoli in Mellophonium; Scritti danteschi. Due o tre parole su Dante Alighieri, Lo Studiolo, 2021; I signori professori, lepómene editore, 2021; Verdi prati erbosi, lepómene editore, 2021; Il libro degli haikai inadeguati, lepómene editore, 2020; Flugblätter (#3. 54 pezzi dispersi e dispersivi), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2019; articoli in Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento. Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Flugblätter (#2. 39 pezzi più o meno d’occasione), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2018; Sandro Bajini, Andare alla ventura (con prefazione di Marco Innocenti e con una nota di Maurizio Meschia), Lo Studiolo, Sanremo, 2017; La lotta di classe nei comic books, i quaderni del pesce luna, 2017; Sanguineti didatta e conversatore, Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2016; Sandro Bajini, Libera Uscita epigrammi e altro (postfazione di Fabio Barricalla, con supervisione editoriale di Marco Innocenti e progetto grafico di Freddy Colt), Lo Studiolo, Sanremo, marzo 2015; Enzo Maiolino, Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2014; articolo in I raccomandati/Los recomendados/Les récommendés/Highly recommended N. 10 – 11/2013; Sandro Bajini, Del modo di trascorrere le ore. Intervista a cura di Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2012; Sull’arte retorica di Silvio Berlusconi (con uno scritto di Sandro Bajini), Editore Casabianca, Sanremo (IM), 2010; Pensierini, Lepomene, Sanremo, 2010; Sgié me suvièn, Lepomene, Sanremo, 2010; Prosopografie, lepómene editore, 2009; Flugblätter (#1. 49 pezzi facili), lepómene editore, 2008; C’è un libro su Marcel Duchamp, lepómene editore, Sanremo 2008; (a cura di) Alfredo Moreschi in collaborazione con Marco Innocenti e Loretta Marchi, Catalogo della mostra fotografica. 1905-2005: Centenario del Casinò Municipale di Sanremo. Una storia per immagini, De Ferrari, Genova, 2007; con Loretta Marchi e Stefano Verdino, Marinaresca la mia favola. Renzo Laurano e Sanremo dagli anni Venti al Club Tenco. Saggi, documenti, immagini, De Ferrari, 2006]

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